Tu che lavoro fai?
Io sto cercando di guarire. Lo so che non è un vero e proprio lavoro, non c'ho tfr, non c'ho assicurazione medica, non c'ho permessi e nemmeno un sindacato che mi tuteli. Solo io e il mostro che mi divora dentro e mi espande fuori. Che non mi divora più come prima...che se mangio una cioccolata è come qualche anno fa, per golosità e non per amore...che dopo un mese di terapia farmacologica ormai terminata a base di alcune goccine di ansiolitico sto bene come non sono mai stata. Che la strada che ho imboccato è stata quella giusta, dopo tante deviazioni e percorsi sterrati e buche in cui inciampare.
Questo ultimo anno lo riguardo attraverso i vecchi post, e con gioia e sollievo scopro che alcune terribili angosce non mi appartengono più, per il momento. Che sono caduta tante volte, tante volte sono stata colpita e forse in un certo senso questo mi ha dato paradossalmente forza.
Perchè va così. Io più scendo in basso, più mi fortifico.
Anche con mia madre va così...Più mi colpisce meno mi fa male.Quando conosci un copione che continua a reiterarsi, attendi il nuovo colpo di scena con la stessa ansia con la quale ti dai il secondo strato di smalto Chanel con la bigbabol al limone senza zucchero che gioca tra lingua e palato, la domenica pomeriggio.
Il fatto è che 10 anni fa bastava che qualcuno mi dicesse che qualcuno che mi conosceva di vista non mi apprezzava che andavo in crisi, soffrivo,tentavo di capire perchè e per come...Oggi mi faccio alcune domande, rifletto da chi parte il disprezzo, o la mancanza di affetto, e se nella nostra storia comune sono presenti simili precedenti, non ne resto più di tanto basita.
Questo vale per vecchie amicizie che non ho più avuto la voglia di continuare, così come per mia madre. Che detta così, per l' italiano medio, che le mamme sono tutte e buone e belle e amorevoli, infastidisce la comune opinione come un unghia sulla lavagna, ma è l'unica via che ho trovato per sopravvivere ai suoi funghi nucleari che mi impestano il cuore e affondano la mia autostima.
C'è un tempo per soffrire e c'è un tempo per reagire. Ho smesso di soffrire per ciò che non posso cambiare, accettando che il più grande limite che una donna possa avere, ossia l'incapacità di essere una buona madre per la propria prole, è una delle tante poliedriche doti della mia. Accettando che non mi devo punire per qualcosa di cui non ho responsabilità. Accettando che l'unica persona alla quale devo davvero qualcosa sono io. Che ci sono una laurea , un master ed una vita intensamente frivola e mondana ad attendermi di nuovo fuori da questo tunnel. E che le risposte ai miei desideri non le troverò accompagnando alle mie manate piene di cibo morsi irrefrenabili senza sapore con il suono del frigo che cigola.
Dimagrire è solo una conseguenza piacevole di tutto questo. Perchè è un duro lavoro, il mio...ma qualcuno lo doveva pur fare.




