Ho una madre che per anni è stata un enigma di sentimenti, e se non fosse fatta di carne e sangue, forse la ritroverei in un romanzo di fine ottocento.
Durante la mia adolescenza era distratta e occupata ad essere bella, durante i miei vent'anni era occupata a inseguire felicità effimere impersonificate da un uomo che non era mio padre , durante i miei trenta ha rivoluzionato ancora la sua vita lasciando sull'altare quell'uomo e diventando l'amante di un quasi vedovo che le diceva banalità in cambvio della sua dedizione totale, incondizionata, quasi materna.
La settimana scorsa dopo il tumore che le ha consumato seno e utero è morta la moglie del quasi vedovo e lui ha usato mia madre come una stampella. Mia madre è entrata in menopausa e ha alti e bassi emotivi. A 50 anni rivaluta la sua vita e si sente sola.
Sola perchè ha dato tutto di sè, il meglio di sè alle persone sbagliate. Poco di sè, a intermittenza per lo più, alle persone che hanno sempre rappresentato un forte punto di riferimento per lei, mio padre e me.
Quando sente di non avere combinato nulla di buono si ricorda di aver partorito 32 anni fa una bambina che è una parte di lei, una parte buona, sana, concretamente ipersensibile e che è sempre li a raccogliere i pezzi della sua solitudine per rimetterli insieme con una risata e un abbraccio.
A. dice che sono una bella persona, perchè so perdonare e sono sempre pronta a dare a tutti una secondomilionesima possibilità, anche quando mi pugnalano alle spalle, anche quando so già che il ringraziamento sarà una stilettata di ghiaccio nella schiena.
Non aspiro alla beatificazione. Trovo che aver affrontato la malattia di cui mi ero impregnata mi abbia dato un senso di astinenza dalle nefandezze altrui.
Io che ho compiuto le più grandi atrocità verso me stessa.
Io che mi sono privata del cibo.
Io che mi sono privata di un limite.
Io che mi sono riempita come un'oca da fois gras.
Niente ai miei occhi diventa peggiore di quello che ho saputo combinare io. Niente. E così, anche l'epico baratro che gli errori di mia madre hanno creato tra lei e la mia concezione di moralità, diventano un piccolo fardello che posso mandare giù e insegnare a lei, donna bambina di 50 anni che l'unico amore incondizionato è quello che esiste tra una madre e una figlia.
Per la cronaca, da qualche settimana ho iniziato a convivere con A, l'agente di commercio indossatore che mi ha riportata alla vita a fine agosto scorso.
A. non mi compatisce, non si impietosisce.
A. mi guarda dentro con gli occhi che sono i miei.
A. ha iniziato a dirmi che sono bella da qualche mese. Dice che prima appena iniziava a dire qualunque cosa sul mio aspetto fisico mi vedeva incupire. Ed o mi vergogno di non avergli permesso di avvicinarmi dentro prima.
Ora ascolto la mia bellezza dalle sue parole, intravedo la mia bellezza negli sguardi altrui e la scorgo in ogni specchio in cui il mio sguardo vanitoso come è sempre stato ricade.
Devo perdere ancora qualche chilo per rasentare la perfezione di una 40. Una 42 è comunque più che un degno traguardo per una che era riuscita a entrare in una 52.
Sono stati ingredienti casuali ma costanti a farmi fare un miracolo di guarigione.
Un mese di antidepressivi. Due anni di psicoterapia. Un nutrizionista. Un specchio. Una bilancia. Un amore. Una palestra. Un centro estetico. Un po' di autostima.
Sono felice.




