Rientro dalle vacanze infinite e dalla felicità che mi hanno lasciato dentro. Sono stata via alcune settimane fuori dall'Italia e dalle sue banalità e sono partita sola, con una valigia carica di scarpe inutili e vestiti che oggi mi stanno larghi.

Ho riportato indietro una valigia più pesante, ma non a causa di alcun cadeau indigeno. E' che ho rimesso insieme i pezzi di un cuore che era anestetizzato dalla crudeltà con cui nutrivo il mio corpo. C'aveva ragione la dottoressa quando diceva che dovevo staccare da tutto, andarmene via,anche da sola, per ritrovare un po' la persona che avevo dimenticato di essere. Ed io rimandavo, perchè pensavo che non fosse mai il momento giusto, i cani, le amiche, i fidanzati mattone.
Ognuno invece lo deve a se stesso, ognuno deve a se stesso di ritrovarsi lontano dal mondo della routine e delle solite facce, dei soliti consigli a mezza bocca su quanto e come dovresti mangiare. Per capire che la taglia è solo un numero, che i chili sono solo un numero, che il traguardo più importante a cui devi puntare è la salute. E tutto il resto viene da sè.
L'armadio è un contenitore di indumenti. Non un defileè di abiti dalla taglia 38 alla taglia 54, come un negozio.
Il cibo è nutrimento. Il cibo è anche consolazione, ma solo a forma di cioccolatino. Non di chili di pane. Non di carne cruda marmellata pandispagna deglutiti a grandi sorsi d'acqua. Di quelli che poi ti implodono dentro all'esofago e te lo graffiano fino a farti soffocare. E intanto piangi, ma mandi giu.
Quella non sono piu io, a quanto pare. Staremo a vedere.




