Avete mai sognato di essere una mosca per poter ascoltare cosa dicono le persone di voi quando non sono vicine?
Dopo una veloce e cordiale telefonata di mia madre sul mio telefono di casa dal suo cellulare, lei dimentica di chiudere la comunicazione, impedendomi di liberare la linea. Compongo il numero dell'altro suo cellulare sorridendo per avvisarla della sua distrazione e sento dall'altro telefono la suoneria che riecheggia per la stanza. Ma anzichè rispondere lei si rivolge al suo compagno e dice "Ah, è mia figlia! adesso stacco il telefono che non ho voglia di parlarle!" e dal cellulare si sente improvvisamente la vocina di missomnitel che mi racconta la favola di quando mia madre era irraggiungibile.
Allibita,il mio orecchio si tende all'altro telefono e precipito nel vuoto dalla pena che provo per mia madre. Il suo compagno, che non ho mai conosciuto e col quale non ho mai avuto alcun tipo di rapporto, incalza il dialogo sullo scottante argomento "figlia".
"Ma cosa voleva?!"
"Ah non lo so! Adesso che è morto suo nonno suo padre mi ha chiesto di starle più vicino ma l'ho appena chiamata non è che dobbiamo sentirci ogni 5 minuti!"
" Ma perchè devi starle dietro?"
" Perchè dai è sempre mia figlia, e poi nonostante tutto il male che mi ha fatto in questi anni..."
"..e che ti farà!E che ti farà!!"
"..."
"Si perchè lei quando ti parla ti tira certe coltellate! Devi lasciare che ci pensi suo padre a lei così poi magari si scannano e lui la butta sotto ad un ponte!"
"...no...dai...Ilaria è un po'...irruente quando mi da certe risposte...ma...."
"Irruente?! Lei ha un'indole cattiva e malefica, ricordatelo!...Poi lo sai,. io sono sensibile, e soffro nel vederti subire così..stiamo male in due, vedrai come va a finire!"
La telefonata di papà mi fa passare la voglia di continuare ad ascoltare questo climax ascendente di deliri a ripetizione.
Quando mia madre parla del male che le ho fatto si riferisce al mio silenzio arrabbiato durato 6 lunghi anni, in attesa che la donna che mi aveva chiamata l'errore più grande della sua vita, la donna che mi aveva picchiata per dei documenti aziendali , la donna che aveva sfondato la porta blindata di casa mia quando non abitava più qui per poter rubare oro, gioielli di mia nonna paterna, titoli ed elettrodomestici, la donna che aveva svaligiato i conti correnti familiari lasciando mio padre e me con l'acqua alla gola, tornasse indietro e mi chiedesse perdono.
Quando il suo Nostradamus le getta benzina sul fuoco, parlando di cattiveria e malefatte, pronosticando che le farò altro male, dissertando sulla sua sensibilità e sulle proprietà transitiva del mio comportamento, senza mai avermi parlato di persona, è semplicemente ridicolo come il bue che da del cornuto all'asino e piccolo quanto un paramecio.
Quando racconto tutto a mio padre la nausea gli addormenta l'istinto di affrontarli per farli sentire ancora più vermi di quanto non siano in realtà. Glissa deluso, mi guarda triste e scuote la testa dicedomi che in questo momento non ci voleva anche questa botta per me.
La mia storia clinica non è più un mistero per le menti più raffinate. Per me è già un miracolo essere arrivata viva e tutto sommato equilibrata fin qui. A poche settimane dalla morte di mio nonno, un altro amaro risveglio nella cantina degli orrori. Che non mi fa più stare male, mi fa sorridere per aver sempre avuto ragione: mia madre è una minorata mentale che ha sfasciato la sua famiglia per amore di un uomo squilibrato che la plagia inventandosi personalità alternative delle persone che non conosce. Che avere una madre così, so solo io che croce sia da portare.
Un grottesco circo Togni al quale assistere con una camicia di forza dalle maniche damascate e paillettes. O da ignorare completamente, scrollandosene le spalle, misurando le persone artefici di tutto questo dall'alto in basso, ponderando consapevoli che la fortuna di essere migliori di loro non è altro che un punto di partenza per tutta la vita che verrà.





